
I piedi in testa
12 Marzo 2025
Scopri di piùIl filosfo Patanjali, nei suoi Sutra (scritti in un periodo stimato tra il II secolo a.C e il IV d.C. e considerati il testo fondante dello Yoga), indicò otto Anga, o passi, necessari per raggiungere la beatitudine (Samadhi). La pratica delle posture è solo uno di questi passi – il terzo per la precisione.
Yama (astinenze) e Niyama (obblighi) sono le fondamenta di un percorso yogico. Un articolo di «Yogi Times» spiega quali sono e perché perseguirli è importante per migliorare noi stessi e la società in cui viviamo.
Gli Yama ci suggeriscono come comportarci gli uni con gli altri, sono semplici regole generali di comportamento nella società.
Aimsha: non ferire gli altri, noi stessi o la terra con il nostro pensiero, lavoro o azione.
Satya: dire la verità o agire da una posizione di verità, che si può trovare nella riflessione lucida e onesta su noi stessi, o nello studio degli scritti e delle azioni di uomini e donne saggi.
Asteya: non rubare, non prendere ciò che non ci appartiene, sia esso un oggetto materiale, un’idea, un’emozione o persino l’energia di qualcun altro.
Aparigraha: non cedere alla brama e all’avidità di accumulare cose esteriori: la vera felicità risiede dentro di noi.
Bramacharya: praticare la moderazione in tutte le cose, un atteggiamento che viene come naturale conseguenza dal rispetto degli Yama precedenti.
I Niyama sono prescrizioni che ci aiutano a modificare il nostro comportamento individuale.
Tapas è l’autodisciplina che conduce a una più chiara consapevolezza di sé.
Santosha significa trovare appagamento in noi stessi: possiamo riuscirci, se rispettiamo tutti gli Yama.
Saucha è la pratica della purezza, nel corpo, nella mente e nello spirito.
Swadyaya è lo studio di noi stessi e degli scritti dei saggi, che ci guida, ci nutre e ci incoraggia mentre procediamo nel nostro percorso yogico.
Ishwara Pranidhana è l’abbandono a un potere superiore, ma per coloro che hanno difficoltà ad accettare questo concetto, può essere inteso come la consapevolezza che la nostra conoscenza e percezione è limitata dal nostro corpo fisico e che solo andando oltre questi limiti possiamo fare esperienza dell’unione tra noi e l’universo.