
I piedi in testa
12 Marzo 2025
Scopri di più«Why dancing?», domandava ai suoi studenti Pattabhi Jois, senza nascondere una risatina, quando li osservava saltellare sul tappetino, nel tentativo di non perdere l’equilibrio e non lasciare la presa dell’alluce, mentre eseguivano Utthita Hasta Padangusthasana. È la postura che apre la sequenza della Prima serie nell’Ashtanga yoga e presenta subito ai praticanti una bella gatta da pelare, perché concentra insieme tanti diversi aspetti della pratica. L’equilibrio non è che il più evidente di questi aspetti, ma non necessariamente il principale, perché per raggiungerlo occorre possedere e controllare tutti gli altri.
«La posizione della mano che allunga l’alluce» ha un nome lungo e complesso (in sanscrito suona «Utthita Hasta Padangusthasana») che non promette nulla di buono. Già l’idea di dover afferrare l’alluce con l’indice e il medio della mano per molti praticanti può apparire scoraggiante. Figuriamoci doverlo fare portando la gamba (almeno) parallela alla terra e restando in equilibrio sull’altra. Non solo: quando finalmente credi di avercela fatta, ti viene richiesto di piegare il busto verso la gamba sollevata e goderti così, comodamente, cinque lunghi respiri. Poi dovrai raddrizzare il busto e – udite, udite – espirando aprire la gamba di lato e ruotare la testa sul lato opposto. Altri cinque respiri di passione e poi, riportata la gamba al centro, potrai finalmente mollare l’alluce, ma solo per contrarre il quadricipite tenendo la gamba sollevata per altri cinque interminabili respiri.
No: non è una postura facile Utthita Hasta Padangusthasana. È complessa, è faticosa, spesso è persino frustrante. E lo è per tutti, fidati: principianti e avanzati. Richiede forza, flessibilità, apertura delle anche e concentrazione. Per questo offre un’ottima occasione di studio e approfondimento, spiega David Keil in un lungo articolo del suo blog che qui riportiamo in parte, ma che ti consigliamo di leggere nella sua completezza, perché offre un’analisi dettagliata dell’anatomia di questa postura e alcuni consigli utili per affrontarla.
mentre l’altra gamba e il busto si muovono in varie direzioni, ogni volta rimettendo in discussione la stabilità faticosamente raggiunta.
Primo atto: mentre sollevi una gamba verso di te, contemporaneamente ti allunghi con il busto verso la gamba. Molti praticanti non ci fanno caso, ma qui il problema non è soltanto mantenere l’equilibrio: a rendere l’esecuzione più difficile, è che si tratta di fare un piccolo split, una spaccata. Questo richiede l’allungamento del flessore dell’anca della gamba di terra, oltre che dei tendini della coscia sollevata. Non proprio una passeggiata.
Atto secondo: sposta la gamba sollevata di lato, ma attenzione a non portarti dietro il bacino. Questo movimento richiede apertura delle anche, ma anche tenuta della cintura addominale: il core tiene stabile la postura, mentre il busto si allunga verso l’alto, per evitare di “sedersi” sulla gamba tesa, buttando in fuori il fianco. Sempre per semplificare le cose, mentre fai tutto questo la tua testa e lo sguardo ruotano dalla parte opposta.
Atto terzo: riporta la gamba e la testa al centro e lascia andare l’alluce, appoggiando entrambe le mani ai fianchi, mantenendo la gamba sospesa in aria, davanti a te, con la sola forza dei quadricipiti, degli psoas… e della mente.
Ora puoi finalmente riportare a terra entrambi i piedi e assaporare la confortevole stabilità di Tadasana (Samasthiti).