
I piedi in testa
12 Marzo 2025
Scopri di piùSettimana scorsa ti abbiamo parlato di Yama e Nyama, i principi di comportamento che, secondo il filosofo Patanjali, sono alla base del percorso yogico. Un percorso che, attraverso otto passi (Anga, in sanscrito), ha come fine il Moksha, la liberazione dalle sofferenze della vita terrena. Questo mese abbiamo deciso di presentarti tutti gli Anga, prendendo spunto da un articolo di «Yogi Times», che li elenca e illustra in modo semplice e chiaro.
Per chi volesse approfondire, il testo migliore è ovviamente la fonte stessa, ovvero gli «Yoga Sutra» di Patanjali (ad esempio, nell’edizione curata da Federico Squarcini per Einaudi o quella curata da Magnone per Magnanelli).
La maggior parte di noi, infatti, si limita spesso a praticare gli Asana, le posture, che sono però soltanto il terzo gradino, quello successivo a Yama e Nyama.
Qualcuno va oltre, approfondendo le diverse tecniche di Pranayama, ovvero il respiro, o meglio ancora il controllo del respiro, dell’energia vitale. Il quinto Anga si chiama Pratyahara ed è considerato il passaggio da una pratica “esterna” dello yoga, legata al corpo, a una “interna”, legata alla mente: Pratyahara è infatti l’interiorizzazione, che si raggiunge quando la mente riesce a ritirarsi dai sensi. Gli ultimi tre passi, riservati a pochissimi e considerati l’essenza dello yoga, sono Dharana, la concentrazione e focalizzazione della mente su un oggetto; Dhyana, la meditazione o capacità di mantenere il pensiero su questo oggetto; e infine Samadhi, la beatitudine, il perfetto raccoglimento, l’unione con il divino.