Ganesha, il dio bambino che osò sfidare Shiva — Milano Yoga Space

Ganesha, il dio bambino che osò sfidare Shiva

23 Lug 2021

Come tutte le mattine, Shiva, dio della Distruzione, si svegliò presto e assieme a Parvati, la sua amata consorte, si sedette a meditare. Quel giorno tuttavia, la loro quiete fu interrotta dall’arrivo di un messaggero degli dei, giunto nella loro dimora sulla sacra montagna Kailash per chiedere l’aiuto di Shiva. Un demone malvagio stava creando scompiglio tra gli dei e l’unico in grado di aiutarli era lui. Sospirando, Shiva acconsentì: lo affliggeva allontanarsi dalla sua amatissima moglie e lasciarla sola in quelle foreste selvagge, ma il dovere lo chiamava e non poteva sottrarsi.

Per raggiungere più rapidamente la sua meta, partì a cavallo di Nandi, il grande toro bianco che era anche il guardiano della loro casa. «Torno presto, te lo prometto», disse Shiva a Parvati, all’epoca ancora poco avvezza alle lunghe assenze del marito. «E ora? – si domandò la dea -. Sola, in questo luogo remoto, come potrò difendermi se qualche malintenzionato dovesse entrare in casa?». Cominciò a riflettere e finalmente ebbe un’idea: «Farò un figlio, che mi sia devoto e mi protegga».

Un po’ come Geppetto, che si costruì il suo Pinocchio modellando abilmente il legno, così Parvati diede forma al suo bambino impastando l’argilla con la curcuma e oli essenziali. Poi, soffiando con dolcezza, gli diede vita. Il fanciullo aprì gli occhi e li sgranò davanti a quella dea bellissima. Inchinandosi disse: «Madre adorata, obbedirò a tutti i vostri ordini e vi sarò sempre fedele, ditemi che cosa devo fare e io lo farò». Parvati gli diede un bastone e chiese di mettersi di guardia alla porta del palazzo, impedendo a chiunque di entrare. Così fece il ragazzino e per diversi giorni tutto filò liscio, fino alla sera in cui Shiva tornò dalla battaglia.

Il giovane custode non poteva sapere che quella creatura scarmigliata e scalza, vestita con pelli di animali, era un dio potentissimo e, oltretutto, era suo padre. Non appena lo vide dirigersi verso l’abitazione, lo bloccò, colpendolo con il suo bastone. Shiva era stupefatto: chi osava attaccarlo, impedendogli di entrare nella propria dimora? Stava per colpirlo a sua volta, ma d’un tratto si fermò: «No – pensò Shiva scuotendo la sua lunga chioma -. Non posso prendermela con un bambino, non sarebbe degno di un dio della mia potenza».

Decise allora di chiedere ai Gana, i suoi valorosi servitori dal corpo d’uomo e testa di animale, di scoprire chi fosse quel fanciullo battagliero e perché lo avesse aggredito. Ma il ragazzo fece roteare il suo bastone anche su di loro e li cacciò uno a uno. A quel punto Shiva andò su tutte le furie e decise di intervenire in prima persona, affrontando il ragazzo, ma nella concitazione della lotta finì per tagliargli la testa con il suo tridente. Sentendo le grida di suo figlio, Parvati uscì dalla casa e, vedendo il corpicino a terra, rimase sconvolta: «Che cos’hai fatto? – urlò, rivolgendosi al marito -. Hai ucciso nostro figlio».

Disperata, minacciò di distruggere l’universo. E ci sarebbe riuscita, se non fosse intervenuto Brahma, dio della Creazione, preoccupatissimo all’idea di veder andare in fumo il frutto delle sue fatiche. Parvati si placò: «D’accordo – disse – risparmierò il creato, a patto che riportiate in vita mio figlio e che divenga tra gli uomini la divinità più amata». Brahma e Shiva acconsentirono. «Cercate una creatura addormentata con il capo rivolto a Nord – ordinò Shiva ai suoi fedeli Gana – e portatemi la sua testa». I servitori partirono alla ricerca e tornarono con la testa di un elefante, che il dio attaccò al corpo del bambino. Il piccolo si risvegliò felice tra le braccia del padre e della madre, che decisero di chiamarlo Ganesha.

Spesso raffigurato a bordo del suo fido destriero – il topolino Mushika –

Ganesha è il dio che rimuove gli ostacoli, simbolo di abbondanza e buon auspicio.

È lui che gli uomini devono invocare per primo, nelle loro preghiere, se vogliono che le loro richieste giungano a Shiva e vengano esaudite. Per questo è diventata la divinità forse più popolare in India, venerato in tutto il Paese, sia dagli induisti, sia dai buddisti e dai giainisti.

Conosciuto anche come Ganapathi, è tenuto in grande considerazione anche dagli Yogi, perché rappresenta l’unione tra il mondo materiale e quello divino. Si dice che il simbolo che rappresenta il sacro suono dell’«OM» ricalchi la sua forma. A lui sono dedicati numerosi mantra recitati in apertura o chiusura della pratica.

Potrebbe interessarti anche

Pranayama, energia vitale e controllo delle emozioni

15 Aprile 2022

Scopri di più

Uno, nessuno e centomila. Quanti sono gli asana nello yoga?

1 Aprile 2022

Scopri di più

Cinque consigli per arrivare sul tappetino alle 7 am

17 Marzo 2022

Scopri di più